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Federico II e la Puglia: un legame indissolubile

Nato nel 1194 come Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen, Federico II di Svevia ha sempre avuto un forte legame con la Puglia.

Infatti accanto ai suoi tanti titoli, come Re di Sicilia, Re di Gerusalemme, Duca di Svevia, Re dei Romani e successivamente Imperatore del Sacro Romano Impero, c’è anche quello di Puer Apuliae, fanciullo di Puglia.

Sì perché grazie all’amore che questa figura storica nutriva per il tacco d’Italia, la Puglia ha potuto vivere un periodo di grande splendore con eredità storiche e artistiche che sopravvivono ancora oggi al trascorrere dei secoli.

Gran parte di questa rinascita dei luoghi la si deve all’aspetto illuminato di Federico, che lo rendeva spesso propenso verso l’arte e la cultura, ma anche l’innovazione. La sua visione moderna di riunire le terre e i popoli sotto il suo potere mal si adattava ai desideri ortodossi della Chiesa dell’epoca, tant’è che quando fu chiaro che il sovrano non intendeva sottomettersi, fu scomunicato.

Amante oltremodo delle lingue e della poesia, diede anche forte luce all’importanza delle Lettere, soprattutto grazie alla Scuola Siciliana. Sull’isola infatti Federico II trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza, ben prima di raggiungere la maggiore età e scoprire poi la Puglia.

 

Il colpo di fulmine tra Federico II e la Puglia 

Il 1221 fu l’anno in cui Federico di Svevia si recò per la prima volta in Puglia e rimase letteralmente folgorato dalla bellezza dei paesaggi e dal patrimonio artistico e culturale della regione.

Da qui iniziò il suo impegno per la costruzione e la ristrutturazione di molti luoghi ed edifici come castra, palatia e domus solaciorum, campi, palazzi e case. Queste costruzioni hanno indiscutibilmente contribuito alla ricchezza della regione, ricchezza tutt’oggi viva e presente.

Solo due anni dopo, nel 1223 Foggia divenne la capitale del Regno, togliendo il posto a Palermo, in un periodo in cui la Puglia era divisa in quattro province: la Capitanata, la Terra di Bari, la Terra d’Otranto e la Basilicata.

Certamente l’ampiezza di queste aree e le loro caratteristiche le rendevano difficili da gestire e organizzare. Da qui, Federico II pensò bene di progettare e realizzare un insieme di borghi e castelli, facendo ripopolare appositamente città come Altamura e costruendone altre da zero, come Lucera, Castel Fiorentino e Herdonia.

Tra le tante costruzioni volute dallo Stupor Mundi, come si era soliti indicare Federico di Svevia, spicca l’imponente Castel del Monte, ancora oggi simbolo di quell’epoca medievale e del rapporto tra il sovrano e la sua amata Puglia.

Anche il Castello Svevo Angioino di Lucera doveva essere un’imponente struttura a quei tempi, ma purtroppo oggi tutto ciò che rimane di questa costruzione sono solo pochi resti perlopiù delle sue mura.

Altre costruzioni volute dal Puer Apuliae sono la Domus Precina di Apricena, la Rocca di Castelpagano che fece restaurare e il Castello di Monte Sant’Angelo dove videro la luce due figli di Federico.

Tutte le città pugliesi di Federico II

Castelli, borghi e fortezze vennero ristrutturate o realizzate ex novo durante gli anni in cui Federico II visse la terra di Puglia.

Nel castello di Trani Federico fece celebrare le nozze del figlio Manfredi, mentre il castello di Vieste fu utilizzato come fortezza grazie alla sua posizione a strapiombo sulle azzurre acque del mare.

Il castello di Bari fu restaurato e in quello di Brindisi il sovrano visse con la seconda moglie Jolanda di Brienne.

Lo scenografico castello di Oria fu realizzato a scopo di difesa e quello di Barletta fu teatro della Dieta del 1228 che precedette la partenza della sesta crociata.

Anche la dipartita di Federico avvenne in terra pugliese. Nonostante la sua attenzione al corpo, oltre che alla mente, nel 1240 Federico iniziava ad avvertire dei disturbi fisici di vario genere che qualche anno dopo lo condussero alla morte, a causa di un malore durante una battuta di caccia, nelle aree comprese tra Foggia e Lucerna.

Una profezia aveva predetto che sarebbe morto “presso la porta di ferro, in un luogo che porta il nome fiore”, così si fece portare a Castel fiorentino presso Torremaggiore dove qualche giorno il malore, il 13 dicembre 1250, morì.